RECENSIONE "POTEVO AVERE GLI OCCHI A MANDORLA" DI TULLIO COLOMBO

Titolo: Potevo avere gli occhi a mandorla
Autore: Tullio Colombo
Genere: Narrativa Biografica
Editore: Independently published
Prezzo: Ebook € 2,70, cartaceo: € 8,32
Data di pubblicazione: 27 ottobre 2020
Numero Pagine: 179

Trama: Nel dicembre 1943, Vincenzo Colombo risponde alla chiamata alle armi per evitare rappresaglie contro la sua famiglia. Crede di fare la cosa giusta, inconsapevole di stare per commettere, invece, il più grave errore della sua vita. Un’educazione fascista, un padre in Cina, i timori postbellici, qualche amore giovanile e poi l’incontro con la futura moglie sono gli ingredienti di una vita normale, tenacemente vissuta dalla parte sbagliata.
“Potevo avere gli occhi a mandorla” è il racconto di un figlio alla scoperta dell’intimità nascosta di un padre, è l’eredità morale di un’intera generazione di sconfitti, un tassello da inserire nel puzzle della memoria controversa di un popolo ancora diviso, ed è anche un confronto con le memorie familiari di Christine, l’amica e collega tedesca, durante un week-end berlinese denso di rievocazioni e complicità inaspettate.

RECENSIONE DI SIMO

Bentornati su Polvere di Libri, eccomi qui per parlarvi di un libro che ripercorre le memorie di una famiglia intera ai tempi del fascismo e della Seconda Guerra Mondiale.
Siamo abituati alla storia che ci viene esposta nei testi scolastici, oppure abbiamo a che fare con libri che parlano di olocausto, ma di libri che raccontano qualcosa di diverso, memorie trascritte da chi ha combattuto al fronte, magari “dalla parte sbagliata”, sono un po’ più rare, ed è già solo per questo motivo che vale la pena di leggere questo libro.
Le memorie di Vincenzo Colombo, il padre dell’autore, mettono in luce anche aspetti di cui si sa pochissimo, e che talvolta i più ignorano, come ad esempio le missioni degli italiani in Cina negli anni ’30, di cui fece parte il nonno dell’autore, un costruttore di aerei.
Sicuramente non è facile tenere alta l’attenzione del lettore in un libro che è a metà strada tra un trattato di storia e un romanzo, spesso mi sono persa. L’espediente utilizzato dall’autore è un viaggio di lavoro in Germania con una collega tedesca, alla quale fa leggere gli scritti di suo padre e con la quale scambia preziosi ricordi di famiglia. Da un lato il viaggio, e i dialoghi dei due colleghi, rendono tutto più leggero e spezzano un po’ la durezza del racconto, dall’altro lo arricchiscono con nuovi elementi che portano ad altrettanti interrogativi.
Ho apprezzato tantissimo le foto, i documenti e le lettere che testimoniano la storia alla fine del libro.
La domanda è questa: Chi è degno di essere ricordato? Solo i vincenti? Perché? Forse i vinti non possono essere depositari di un patrimonio da custodire? Non è anche questo parte della memoria di una comunità, di una nazione?
E per dirla con le parole dell’autore: “Questo mio libro, oltre ad essere una ricerca d’amore, è la vendetta dei giovani morti e di tutti gli olocausti che passano inutilmente nella vita.”
Un libro toccante che ripercorre gli anni più duri della storia dell’Italia. Da leggere!
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